Vogliamo anche le rose

Credits

Produzione
Mir Cinematografica
Rai Cinema
In associazione
Fox International Channels Italy CULT
Co-produzione
Ventura film e RTSI - Televisione Svizzera
Attori
Valentina Carnelutti
Anita Caprioli
Teresa Saponangelo
Produttori
Gianfilippo Pedote
Francesco Virga
Co_produttori
Andreas Pfaeffli
Elda Guidinetti
Musiche
Ronin
Montaggio
Ilaria Fraioli
Produttore esecutivo
Gaia Giani
Animazioni
Cristina Diana Seresini
Voce
Anita Caprioli
Teresa Saponangelo
Valentina Carnelutti
Foto di repertorio
Paola Agosti
Sound designer
Benni Atria
Montaggio del suono
Francesca Genevois
Archivi
Riccardo Lacchè
Annamaria Licciardello
Supervisione
Silvia Ballestra
Consulenza storica
Diego Giachetti
Consulenza musicale
Mauro Ermanno Giovanardi
Distribuzione
Mikado

Festival e premi

Candidato al”David di Donatello” come Miglior documentario

Nomination come Miglior montaggio e Miglior documentario ai Nastri d’Argento
25° Torino Film Festival
51° London Film Festival
60° Locarno Film Festival Piazza Grande
IDFA International Documentary Festival Amsterdam

Extra

Vogliamo anche le rose

di Alina Marazzi

Italia, 2007, 35mm, 85'

Anita, Teresa e Valentina non si sono mai incontrate. Hanno vissuto nellʼItalia degli anni sessanta e settanta, in età diverse e in città lontane. Ma le loro storie vere, riportate in diari privati, sono in unʼideale continuità, testimonianza di lotte famigliari e politiche, personali e collettive, per affermare autonomia, identità e diritti in un Paese patriarcale.

Nel 1964, Anita è unʼadolescente, ragazza brava di una famiglia bene. È timida e riflessiva. Spesso si chiude nella stanza notturna e confessa al suo diario tutto il suo senso di inadeguatezza e fragilità. “Ci ha invitati la famiglia di sotto: questa sera devo andare per la prima volta a ballare! Ho una fifa maledetta, mal di stomaco eccetera. Quanti anni ho?? Quasi diciassette!!…e invece sono stata coraggiosissima!". Mentre fuori dallʼappartamento borghese della Milano bene, i suoi coetanei iniziano a fare esperienza di autonomia e rivolta, lei si chiude e fa i conti con i dettami di una cultura borghese, autoritaria e moralista. Anita vorrebbe scoprire lʼamore e il sesso, ma lʼeducazione che le hanno impartito la blocca inibendole una piena e consapevole esperienza del suo corpo e della sua vita.

Teresa invece lʼamore e il sesso li ha già scoperti, e a soli ventʼanni è rimasta incinta. Cosa fare? Come gestire una gravidanza indesiderata in una cultura meridionale quale quella della sua famiglia? “Per un'altra donna questo momento poteva essere di grande felicità. Ma non per me. Per me è la tragedia. Per me è la fine. Penso solo a mio padre, a mia madre, e che sarebbe meglio morire”. Teresa decide di abortire, e così il diritto per cui si stava battendo insieme alle compagne del collettivo non è più uno slogan ma diventa parte della sua vita, visto che lʼaborto nel ʼ76 è illegale. Lascia il suo paese nel Sud e va a Roma: maestosa, straniante e ora nemica, sfila nelle sue strade rumorose e nei palazzi fitti. Teresa farà esperienza di un aborto clandestino, consumato in una stanza anonima, su di un lettino gelido, da un ginecologo sconosciuto. Riporterà sulle pagine del diario i sentimenti e le riflessioni di una pratica che da lì a poco diventerà un diritto, per lei non più astratto.

Valentina a Roma cʼè nata, ci vive e opera da militante femminista, attiva nei circoli e collettivi, ben nota al “Governo Vecchio”. Vive i suoi trentʼanni intensamente, mettendo sempre in relazione il “personale con il politico”, cercando di trovare un equilibrio possibile tra le muse del separatismo e una piena e condivisa storia dʼamore con uomo. Una sera è con il suo Francesco, finalmente intimi, ma una telefonata la distoglie: un commando di compagne ha gambizzato un ginecologo. Deve correre, sperando di trovare al ritorno la sua storia dʼamore ad aspettarla.Ma Valentina è consapevole che questo grande periodo conflittuale di lotte e passioni. politica e sesso, sta finendo perché, come scrive sul suo diario: “Siamo sconfitti, uomini e donne, dopo il '77 e penso che i veri effetti saranno lenti a insediarsi nelle nostre coscienze”.

Queste tre donne non si conoscono, ma la loro testimonianza ha una ugual tensione e si muove, inconsapevole, in unʼunica direzione: un sommovimento generazionale che ha preso le singole e private concezioni della vita e del mondo e le ha fuse in una visione collettiva e pubblica. I 20 anni che hanno cambiato la vita di ognuno di noi.

Vogliamo anche le rose è il terzo documentario di Alina Marazzi dedicato a storie e identità femminili. Con Unʼora Sola ti vorrei, lʼautrice ricostruisce la figura di una donna, sua madre,  che perse quando era bambina.  Per Sempre indaga le ragioni che spingono alcune donne a fare una scelta di vita definitiva allʼinterno di comunità monastiche. Con Vogliamo anche le rose  lo sguardo di Alina Marazzi si veste di un senso di compartecipazione alle vicende collettive delle donne e alle loro battaglie

Video

Photogallery